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NASI ROSSI


Chi per la prima  volta si trova davanti alla maschera ronciglionese del Naso Rosso rimane colpito dalla sua originalità. Naso Rosso incarna l'anima buontempona, satirica, godereccia che è innata nel ronciglionese, è uno spirito indipendente dalla battuta immediata, ironico quanto basta e, sopratutto, dissacratore.
Lo spettro di una morte per fame, che attanagliava villani e servi, nutriva la fantasia popolare fino a mitizzare una crapula ininterrotta, simbolizzata nel Carnevale ronciglionese, dai maccheroni offerti dai Nasi Rossi, dall'abbondanza di caratteristici dolci come le "fregnacce" (crepés) e gli "strufoli".
Particolarmente rappresentativa di questa concezione contadina, è la maschera tipica del carnevale ronciglionese: Naso Rosso.
Una maschera insolita ed enigmatica che il lunedì di ogni anno diventa la maschera di tutti i ronciglionesi e da vita a quel singolare rituale detto "la pitalata".
Vestiti con un bianco camicione, i Nasi Rossi calano come un esercito sulla piazza, cantano un inno al vino, rincorrono gli spettatori, salgono con scale sui balconi, entrano nelle case per offrire sadicamente i maccheroni che tengono caldi in un vaso da notte.
La maschera ha qualche parente all'estero. Un personaggio simile lo troviamo nel carnevale parigino.

Il "Naso Rosso", è una maschera prettamente ronciglionese che dà vita, il lunedì di Carnevale alla cosiddetta "pitalata". I quasi trecento soci, in camicia da notte, intonando il loro inno, sfilano lungo le strade offrendo agli spettatori, spesso rincorrendoli o entrando nelle case anche per mezzo di scale poste sui balconi, fumanti rigatoni dal loro vaso da notte. Il Naso Rosso incarna l’anima buontempona, satirica e godereccia innata nel ronciglionese, è uno spirito indipendente dalla battuta pronta, ironico quanto basta e, soprattutto, dissacratore. "La Società dei Nasi Rossi", nasce nel 1900 dall’idea di quattro bontemponi ronciglionesi che decisero di formare la società con lo scopo di far divertire la popolazione nella giornata del lunedì di Carnevale, distribuendo "rigatoni al pitale ben conditi al sugo di carne…, con forchetta di legno ed una camicia da notte color bianco ed un naso carnevalesco…e avrebbero organizzato la sera dello stesso giorno un veglione riservato a soci e famiglie". Una tradizione ancora rispettata anche se si è adeguata ai tempi in quanto i "pitali", ancora oggi realizzati sul genere degli antichi vasi da notte, sono in ceramica, dipinti ogni anno con uno scorcio caratteristico del borgo medievale e divenuti veri e propri oggetti da collezione e le forchette non sono più le poco igieniche in legno ma in materiale plastico monouso.



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